Il Debt Service Coverage Ratio (DSCR) è stato identificato come uno degli indicatori dello stato di crisi nell’ambito della riforma della crisi d’impresa.
Nonostante la prima applicazione di tali indicatori sia stata differita (forse, visto l’ennesimo rinvio) al 2024, il citato documento del CNDCEC fornisce lo spunto per analizzare tre differenti varianti del DSCR.

La prima modalità di calcolo identificata dal CNDCEC richiede necessariamente la redazione di un budget di tesoreria che indichi le entrate e le uscite di liquidità attese nei successivi 6 mesi. Il budget è pertanto la primaria fonte di calcolo ed espone le previsioni dei flussi di cassa che l’impresa sarà in grado di generare e che saranno assorbiti dalla gestione.

Nella determinazione del DSCR, il CNDCEC indica che, al numeratore, occorre così determinare il flusso di cassa disponibile per il servizio del debito: totale entrate di disponibilità liquide previste nei prossimi 6 mesi (meno) uscite di liquidità previste riferite allo stesso periodo (a eccezione dei rimborsi dei debiti finanziari posti al denominatore) (più/meno) gestione degli investimenti (più/meno) gestione finanziaria (tra cui i flussi attivi derivanti dalle linee di credito accordate e non utilizzate delle quali, nell’orizzonte temporale di riferimento, si renda disponibile l’utilizzo).
Con riferimento alle linee autoliquidanti, esse dovrebbero essere considerate fruibili per la sola parte relativa ai crediti commerciali che, sulla base delle disposizioni convenute, sono “anticipabili”.

Il denominatore, invece, è così determinato: somma delle uscite previste contrattualmente per rimborso di debiti finanziari (verso banche o altri finanziatori).
Il rimborso è inteso come pagamento della quota capitale contrattualmente previsto per i successivi 6 mesi. Il calcolo è effettuato mediante il rapporto tra i flussi di cassa complessivi liberi al servizio del debito attesi nei 6 mesi successivi e i flussi necessari per rimborsare il debito non operativo che scade negli stessi 6 mesi.

Nella seconda modalità, che a differenza della prima non richiede la redazione di un budget di tesoreria, il numeratore, costituito dai flussi al servizio del debito, è così determinato: flussi operativi al servizio del debito (corrispondono al free Cash flow from operations (FCFO) dei 6 mesi successivi, determinato sulla base dei flussi finanziari derivanti dall’attività operativa applicando il principio OIC 10, § 26-31) (meno) i flussi derivanti dal ciclo degli investimenti (§ 32-37 dell’OIC 10).
Le linee autoliquidanti dovrebbero essere considerate fruibili per la sola parte relativa ai crediti commerciali che, sulla base delle disposizioni convenute, sono “anticipabili”.

Il denominatore corrisponde al debito non operativo che deve essere rimborsato nei 6 mesi successivi ed è così ottenuto: pagamenti previsti, per capitale ed interessi, del debito finanziario (più) debito fiscale o contributivo, comprensivo di sanzioni ed interessi, non corrente (cioè debito il cui versamento non è stato effettuato alle scadenze di legge, pertanto è scaduto o oggetto di rateazioni), il cui pagamento, anche in virtù di rateazioni e dilazioni accordate, scade nei successivi 6 mesi (più) debito nei confronti dei fornitori e degli altri creditori il cui ritardo di pagamento supera i limiti della fisiologia. Nel caso di debito derivante da piani di rientro accordati dai fornitori/creditori, rileva la parte di essi, comprensiva dei relativi interessi, che scade nei 6 mesi.Terza variante rivolta alle imprese di minori dimensioni

La terza e ultima variante proposta è per le imprese di minori dimensioni che possono utilizzare il cash flow (inteso come utile più ammortamenti). Sebbene sia specificato come metodo semplificato occorre considerare che anche se le imprese sono di minori dimensioni il cash flow non è cassa generata se l’impresa non incassa e paga a pronti clienti e fornitori. Ne consegue che il risultato che deriva dall’utilizzo di tale metodologia potrebbe essere fuorviante.
Il DSCR così calcolato si caratterizza per l’arco temporale di riferimento che è relativo ai prossimi sei mesi e per il valore di riferimento che se < 1 identifica un segnale di crisi.

Fonte: Eutekne INFO

Fabrizio BAVA e Alain DEVALLE

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