Nel Ddl. di bilancio 2021 la proroga del beneficio, ma solo per le società e non per gli investitori

La bozza del Ddl. di bilancio 2021 contiene una modifica al fine di estendere sino al 30 giugno 2021 il termine per l’effettuazione degli aumenti di capitale necessari per accedere alle agevolazioni previste dall’art. 26 del DL 34/2020, limitatamente a quelle spettanti alle società che beneficiano degli aumenti medesimi.

La disposizione, in sintesi, prevede che, a fronte degli aumenti di capitale effettuati dalle medie imprese danneggiate dalla pandemia COVID-19, spettino:
– ai soggetti che sottoscrivono e versano l’aumento, un credito d’imposta pari al 20% delle somme apportate (c.d. “credito d’imposta per gli investitori”);
– alle società beneficiarie dell’aumento, un credito d’imposta commisurato alle perdite dell’esercizio 2020 (c.d. “credito d’imposta per le società”).

Le disposizioni attuative di tale disciplina sono state approvate con il DM 10 agosto 2020, il quale regola le modalità applicative per la richiesta e per la fruizione dei due crediti d’imposta sopra indicati. Il DM, a sua volta, richiama un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate che vada a stabilire le regole tecniche per la presentazione delle istanze necessarie per la fruizione dei crediti, il quale ad oggi non è ancora stato emanato.

Secondo l’attuale formulazione della norma, entrambi i benefici competono a condizione che l’aumento di capitale sia deliberato ed eseguito entro il 31 dicembre 2020. Se le modifiche proposte dal Ddl. di bilancio 2021 verranno confermate, invece:
– rimarrebbe fermo il termine di esecuzione degli aumenti di capitale del 31 dicembre 2020 perché gli investitori possano beneficiare del credito d’imposta del 20%;
– potrebbero, invece, essere agevolati in capo alle società beneficiarie gli aumenti di capitale effettuati entro il 30 giugno 2021, ai fini del credito d’imposta parametrato alle perdite.

Concentrando l’attenzione su questa seconda situazione, il Ddl. di bilancio 2021 contiene una ulteriore modifica, differenziando le modalità di calcolo del credito d’imposta a seconda che l’aumento sia avvenuto entro la fine del 2020 o nel primo semestre del 2021.

Nel primo caso, il credito d’imposta è pari al 50% delle perdite del 2020 eccedenti il 10% del patrimonio netto (assunto al lordo delle perdite stesse), fino a concorrenza del 30% dell’aumento del capitale. Ad esempio, se la società aveva un patrimonio netto (capitale + riserve) di 4 milioni di euro, ridotto al 31 dicembre 2020 a 3 milioni di euro per effetto di una perdita d’esercizio di un milione, occorre:
– in primo luogo, determinare la perdita del 2020 che eccede il 10% del patrimonio netto, assunto al lordo della perdita stessa (1 milione – 400.000 = 600.000 euro);
– in secondo luogo, calcolare il credito d’imposta in misura pari al 50% di tale ammontare (600.000 x 50% = 300.000 euro);
– da ultimo, verificare che l’ammontare del credito non ecceda il 30% dell’aumento di capitale effettuato dalla società (ad esempio, ipotizzando in 900.000 euro l’aumento di capitale, il credito spettante si ferma a 270.000 euro).

Per gli aumenti di capitale realizzati nel secondo semestre del 2021, invece, rimangono fermi i primi due punti che riguardano il calcolo del credito “teorico”, mentre viene modificato il terzo, consentendo una verifica non più con il 30% dell’aumento di capitale, ma con il 50% dell’aumento stesso. Così, riprendendo i numeri dell’esempio precedente, se l’aumento venisse effettuato nel secondo semestre il credito d’imposta spetterebbe nella misura integrale di 300.000 euro, dovendosi confrontare questo parametro con il 50% di 900.000 (va da sé che, con questa tempistica, non spetterebbe però il credito d’imposta per i soci).

Dovrà essere oggetto di specifici chiarimenti la situazione degli aumenti deliberati ed eseguiti parzialmente al 31 dicembre 2020, con la conclusione del procedimento entro il 30 giugno 2021. A rigore, questi conferimenti non potrebbero accedere alle agevolazioni in capo agli investitori (l’art. 2 comma 4 lettera e) del DM 10 agosto 2020, infatti, vincola il beneficio al fatto che l’aumento di capitale sia integralmente versato al 31 dicembre 2020, a meno di intendere la disposizione come riferita alla quota parte delle somme sottoscritte di spettanza di ciascun investitore, escludendo le azioni sottoscritte successivamente in virtù del diritto di prelazione su eventuali azioni inoptate); tali aumenti non rientrerebbero però nemmeno nella disciplina oggetto di modifica da parte del Ddl. di bilancio 2021, la quale riguarda gli aumenti “deliberati ed eseguiti nel primo semestre del 2021”.

Una ulteriore importante modifica riguarda il momento di utilizzo del credito: è, infatti, previsto che le società beneficiarie possano effettuare le compensazioni in F24 entro il decimo giorno successivo a quello di effettuazione dell’investimento, e comunque dopo l’approvazione del bilancio del 2020 (non dovendosi, quindi, più attendere la presentazione della dichiarazione riferita a tale annualità), purché entro il 30 novembre 2021; il beneficio dovrebbe riguardare anche i crediti che si originano da aumenti di capitale eseguiti nel 2020.

Fonte: Eutekne info

Gianluca ODETTO

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