Il sistema bancario e le compagnie di assicurazione hanno ancora una capienza fiscale per acquisire i crediti d’imposta derivanti da bonus edilizi pari a 17,4 miliardi su base annua, dunque potrebbero ragionevolmente assorbire gran parte dei crediti attualmente “incagliati” nei cassetti fiscali delle imprese di costruzioni, che al primo marzo 2023 ammontavano a 20,391 miliardi di euro.
Nel corso di un’audizione presso la Commissione Finanze della Camera, il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, fa chiarezza sull’entità del fenomeno legato alla circolazione dei crediti da bonus edilizi. Posto che i numeri definitivi si potranno avere solo nella prima decade di aprile (è possibile comunicare le opzioni per sconto in fattura e cessione del credito fino al prossimo 31 marzo), al 1° marzo scorso risultano effettuate 13 milioni e 511 mila operazioni, per un controvalore di 110,841 miliardi di euro.
Di questi, quasi 62 miliardi fanno capo al superbonus 110% (48,5 super ecobonus, 13,4 super sismabonus), mentre poco meno di 49 miliardi sono riferiti alle altre tipologie di bonus (25 bonus facciate, 11,5 ecobonus, 10,9 bonus ristrutturazione). Il 18,4% (20,391 miliardi) dei crediti d’imposta generati da tali operazioni risultano essere nei cassetti fiscali delle imprese di costruzioni.
La fetta più grossa, invece, è in capo alle banche, che tra il 15 ottobre 2020 e il 1° marzo 2023 risultano aver acquistato bonus edilizi per oltre 51 miliardi (46,3% del totale), mentre quelli acquisiti dalle compagnie di assicurazioni ammontano a un totale di 4,5 miliardi.
Esaminando i dati dei modelli F24 presentati nel 2022, ha sottolineato Ruffini, “risulta che le banche hanno versato 20,4 miliardi di euro di tributi e contributi, che possono ragionevolmente ritenersi ricorrenti e hanno utilizzato in compensazione crediti per complessivi 3,7 miliardi di euro, altrettanto ricorrenti (diversi dai bonus edilizi)”. Pertanto, considerando le rate dei bonus edilizi attualmente a disposizione delle banche per il 2023, pari a circa 9,5 miliardi di euro, ci sarebbe una capacità di acquistare e assorbire in compensazione ulteriori bonus edilizi per circa 7,2 miliardi di euro su base annua (debiti ricorrenti 20,4, meno rata anno 2023 bonus edilizi 9,5, meno crediti ricorrenti 3,7).
Tale situazione, che è al netto delle pratiche in corso di lavorazione e non ancora comunicate alla piattaforma, si riferisce all’intero sistema bancario ed è differenziata con riferimento alle singole banche, alcune delle quali risultano aver effettivamente esaurito la loro capienza fiscale.
Facendo il medesimo conteggio per le compagnie di assicurazione, ci sarebbe una capacità di assorbire ulteriori bonus edilizi per 10,2 miliardi di euro su base annua. Va detto, però, che le compagnie che finora hanno acquistato e mantenuto in portafoglio bonus edilizi sono solo 15, su un totale di 120 soggetti con debiti ricorrenti annui maggiori di 5 milioni di euro, mentre alcuni gruppi assicurativi di rilevanti dimensioni, pur avendone in teoria la capacità, non hanno finora acquistato e mantenuto in portafoglio bonus edilizi. Quindi, in generale, sembrerebbe che tali agevolazioni non abbiano attirato particolare interesse nel comparto delle assicurazioni.
Nel corso dell’audizione, il Direttore Ruffini ha fatto anche il punto sulle frodi collegate alla creazione e successiva cessione di crediti d’imposta inesistenti. Fino a oggi, ha spiegato, l’attività di analisi e controllo ha consentito di individuare un ammontare complessivo di crediti d’imposta irregolari pari a 9 miliardi, di cui circa 3,6 miliardi già messi sotto sequestro. Nel totale, sono ricompresi anche 2,1 miliardi di crediti irregolari sospesi e scartati, mentre altri 3,2 miliardi sono stati individuati come fittizi e oggetto di valutazione da parte dell’Amministrazione finanziaria. Il 58% di questi 9 miliardi fa riferimento al bonus facciate, seguono ecobonus ordinario (23%), sismabonus ordinario (8%), superbonus (5%) e bonus locazioni (5%).
Sempre sul tema dei bonus edilizi e dei crediti incagliati nei cassetti fiscali delle imprese, nella giornata di ieri l’ANC ha diffuso un documento con alcune proposte di emendamento al DL 16 febbraio 2023 n. 11. Nello specifico, l’associazione sindacale chiede di dare la possibilità ai cessionari di “utilizzare subito, senza alcun limite temporale, la compensazione in F24”.
Per cercare di ridurre l’impatto della misura sulla finanza pubblica, spiega l’ANC, si potrebbe prevedere il versamento, in caso di extra-profitto, di un’imposta sostitutiva del 3% dei crediti smobilizzati, che permetterebbe il recupero immediato di una entrata straordinaria per le casse dello Stato.
Fonte: Eutekne INFO
Savino GALLO