Strumenti di monitoraggio della sostenibilità dei debiti a misura di azienda

Se in passato la verifica della sostenibilità dei debiti finanziari (e non) era un tema relegato all’interesse di finanziatori e consulenti specializzati in crisi d’impresa, oggi il nuovo contesto normativo ha messo sotto i riflettori tale esigenza come ordinario strumento di gestione e di prevenzione di eventuali situazioni di crisi.

La dottrina aziendalistica ha da sempre enfatizzato, per una corretta e consapevole gestione, il ruolo fondamentale dei flussi di cassa storici, attraverso l’analisi del rendiconto finanziario, e prospettici, attraverso la redazione di budget di tesoreria (periodo di riferimento prossimi 12 mesi) e/o piani finanziari pluriennali.

La modifica all’art. 2086 c.c., in cui viene imposto all’imprenditore il “dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale […]”, ha messo ancora maggiormente l’accento su tali aspetti.

La crisi d’impresa, definita come (art. 2 del DLgs. 12 gennaio 2019 n. 14 aggiornato al DLgs. 147/2020 conv. L. 276/2020) “lo stato di difficoltà economico-finanziaria che rende probabile l’insolvenza del debitore, e che per le imprese si manifesta come inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate”, richiama esplicitamente il ruolo dei flussi di cassa prospettici.
Indirettamente tale ruolo è richiamato dalla stessa definizione di continuità aziendale (OIC 11): “la capacità dell’azienda di continuare a costituire un complesso economico funzionante destinato alla produzione di reddito per un prevedibile arco temporale futuro, relativo a un periodo di almeno dodici mesi dalla data di riferimento del bilancio”.

Se da un lato la definizione di crisi d’impresa fa esplicito riferimento alla capacità dell’impresa di generare flussi di cassa sufficienti a far fronte alle uscite che derivano dall’attività d’impresa (pagamento fornitori, banche, ecc.), la continuità aziendale, enfatizzando la capacità dell’impresa di produrre reddito, si discosta soltanto in apparenza. La produzione del reddito è infatti il “motore” indispensabile alla generazione dei flussi di cassa e l’eventuale incapacità dell’impresa di tradurre i flussi economici in cassa pregiudica la prospettiva di continuazione dell’attività.

Nella dottrina e nella prassi, l’indice che consente di misurare tale capacità finanziaria è il debt cover service ratio (DSCR) che, in generale, rapporta al numeratore i flussi di cassa che l’impresa è in grado di generare (free cash flow) e al denominatore gli impegni finanziari che deve rimborsare.

Le norme introdotte impongono, anche se indirettamente, nei fatti, al management di determinare tale grandezza per gestire consapevolmente l’impresa stessa. È bene però ricordare che la complessità degli strumenti da utilizzare per monitorare la capacità dell’impresa di fronteggiare i propri impegni deve essere rapportata alla dimensione d’impresa (c.d. criterio della proporzionalità). Il DSCR può essere infatti calcolato con diverse modalità, alcune delle quali semplificate e pertanto alla portata anche delle imprese più “snelle” dal punto di vista organizzativo.

Rilevante il criterio di proporzionalità

Lo stesso sistema bancario, nell’affidare le imprese con finanziamenti a medio lungo termine, utilizza il DSCR per comprendere la capacità dell’impresa a rimborsare il debito. Quale condizione necessaria per consentire tale verifica vi è però la redazione del business plan da parte dell’impresa, in grado di supportare ragionevolmente la produzione di flussi di cassa prospettici.

Pertanto, sempre considerando il criterio di proporzionalità rispetto alle dimensioni d’impresa, il management per adempiere agli obblighi codicistici è di fatto tenuto alla redazione di documentazione contabile prospettica da utilizzare, tra gli altri scopi, per il calcolo del DSCR e a monitorare periodicamente la “rotta” del “business” individuando eventuali rischi che potrebbero minare il raggiungimento dei risultati.

Fonte: Eutekne info

Fabrizio BAVA e Alain DEVALLE

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