Entro fine mese dovrebbe approdare in Consiglio dei Ministri il disegno di legge delega di riforma fiscale, i cui contenuti sono stati anticipati ieri dal Viceministro Maurizio Leo durante la presentazione dei risultati del 2022 di Agenzia delle Entrate e Agenzia delle Entrate-Riscossione. Il testo dovrebbe arrivare a maggio in Parlamento ed entro 24 mesi devono essere adottati i decreti delegati.

Quanto al contenuto, la riforma dell’IRPEF mira a semplificare il sistema e garantire l’equità orizzontale, attraverso la riduzione della pressione fiscale, nel breve periodo con la transizione a tre scaglioni e aliquote più basse e, come obiettivo, la flat tax per tutti. 

Sarebbe inoltre prevista la revisione delle tax expenditures – ad oggi più di 600 voci e 165 miliardi di spesa pubblica – con ipotesi di forfetizzazione per scaglioni di reddito (inclusi quelli assoggettati ad imposte sostitutive). Viene altresì ipotizzata l’equiparazione della no tax area per lavoratori dipendenti e pensionati, nonché l’estensione della flat tax incrementale anche ai lavoratori dipendenti. Al fine di razionalizzare e semplificare l’intero sistema, sono previsti interventi su tutte le categorie di reddito IRPEF.

Con riferimento al reddito di lavoro autonomo, la legge delega della riforma fiscale sembra orientata ad accogliere alcune modifiche da tempo sollecitate dai commercialisti. L’intervento forse più atteso è quello della riduzione delle ritenute d’acconto sui compensi dei titolari di reddito di lavoro autonomo che sostengono elevati costi per lavoratori dipendenti o collaboratori. In tali casi l’attuale aliquota del 20% risulta penalizzante rispetto ai titolari di reddito d’impresa che possono percepire i loro proventi in misura integrale. Il CNDCEC aveva a suo tempo proposto una riduzione al 10%, analogamente a quanto previsto per le ritenute sulle provvigioni inerenti a rapporti di commissione, agenzia, etc.

La legge delega dovrebbe poi contenere una misura diretta a eliminare le disparità di trattamento tra l’acquisto in proprietà e quello in leasing degli immobili strumentali dei professionisti. L’attuale disciplina riconosce la deducibilità solo dei canoni di leasing immobiliare riferiti ai contratti stipulati a decorrere dal 1° gennaio 2014, per un periodo non inferiore a 12 anni, mentre gli ammortamenti degli stessi immobili sono indeducibili. È auspicabile che l’eliminazione della disparità passi dalla possibilità di tornare a dedurre gli ammortamenti per i predetti immobili come è stato nel triennio 2007-2009.

Da ultimo, vi dovrebbe essere il riconoscimento della neutralità fiscale per le operazioni di aggregazione e riorganizzazione degli studi professionali. La soluzione di tale problematica, emersa soprattutto con l’affermarsi delle STP, appare non più rinviabile.

Per quanto concerne i redditi fondiari, con riferimento ai redditi dei fabbricati è intenzione del Governo prevedere la possibilità di estendere la cedolare secca anche ai contratti di locazione di immobili non abitativi. Un precedente era stato tentato, in tal senso, dalla legge di bilancio 2019, che aveva previsto l’applicazione della cedolare secca al 21%, a determinate condizioni, ad alcuni contratti di locazione aventi ad oggetto immobili classificati C/1, ma la norma ha avuto campo di applicazione limitato ai soli contratti stipulati nel 2019. Ora, la nuova proposta di estensione della cedolare secca sembrerebbe avere campo di applicazione più ampio.

Per i redditi di lavoro dipendente, si lavorerebbe sulla revisione dei fringe benefit.

Per i redditi d’impresa, si fa riferimento a un regime opzionale di tassazione ad aliquota proporzionale allineata a quella dell’IRES, prevedendo, al momento del prelievo o alla distribuzione dell’utile, l’assoggettamento a IRPEF al netto di detta tassazione. Sarebbero inoltre previsti incentivi fiscali per le spese relative agli investimenti qualificati, alla ricerca e sviluppo e all’incremento della base occupazionale.

Per i redditi diversi, sarebbe stabilizzata l’imposta sostitutiva sulla rivalutazione delle partecipazione e dei terreni, anche edificabili e disciplinate le plusvalenze conseguite dai collezionisti di oggetti d’arte, di antiquariato o da collezione. Sarebbe inoltre prevista l’introduzione di una nuova IRES a due aliquote, con un’aliquota impositiva ridotta rispetto al 24% per la quota di reddito destinata, nei due anni successivi, a investimenti qualificati e/o nuova occupazione.

Ulteriori misure riguardano: il superamento della disciplina delle società di comodo, la revisione della disciplina dei costi parzialmente deducibili (es. autovetture), la revisione della fiscalità di vantaggio, il riavvicinamento dei valori fiscali a quelli civilistici (es. ammortamenti). La riforma consentirebbe anche un graduale superamento dell’IRAP e la razionalizzazione del numero e delle aliquote IVA.

Infine, per quanto concerne gli altri tributi indiretti, tra il resto si segnala la proposta di sostituire con un tributo unico, “eventualmente in misura fissa”, l’imposta di bollo, le imposte ipotecaria e catastale, i tributi speciali catastali e le tasse ipotecarie, che dovrebbe riguardare essenzialmente gli atti immobiliari.

Fonte: Eutekne INFO

Pamela ALBERTI e Alessandro COTTO

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